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La sacralità femminile nei Preraffaelliti

A metà dell’Ottocento sette giovani artisti diedero luce a Londra a uno straordinario movimento che stracció i più sacri principi dell’arte accademica tradizionale per produrre una bellezza di fuoco che esaltava la sacralità femminile: la Confraternita dei Preraffaelliti.

La celebrazione del Simbolismo, dell’armonia, della bellezza e dell’idealizzazione della donna come divina che caratterizzano tutta l’opera dei Preraffaelliti mi rapiscono completamente e sono tutti racchiusi nei dipinti esposti sino al 6 ottobre a Palazzo Reale di Milano nella mostra “Preraffaelliti. Amore e desiderio”.

Il movimento era nato con uno spirito rivoluzionario, animato dall’intento  di liberare la pittura britannica dalle convenzioni e dalla dipendenza dai vecchi canoni. La riflessione artistica partiva dalla considerazione che, con l’evoluzione scientifica e il progresso, l’umanità si era allontanata dalla naturaQuesto era già avvenuto nel passato con riflessi anche sul piano religioso e sullo sviluppo sociale: l’uomo, col passaggio da modelli sociali che mettevano la vita e la donna al centro a modelli gerarchizzanti di dominio maschile, aveva iniziato a creare Dei a sua immagine per giustificare il suo potere, ma anche come specchio simbolico del controllo esercitato sul lato dell’umanità considerato irrazionale: la donna, simbolo e riflesso della natura fuori controllo. Conseguentemente, l’uomo, organizzatore e controllore della società strutturata, ha iniziato a vedere il femminile naturale come caotico, ostile, elemento pericoloso da evitare e dominare (che nelle religioni giudaico cristiane , non a caso, è descritto come la porta dell’inferno): il femminino, avendo perso la sua corona sacrale, non diventa altro che un susseguirsi di provocazioni, di disturbo dell’ordine sociale, incarnando una pericolosa energia libera, la magia e i poteri occulti che sfuggono al controllo maschile.

Il ritorno alla natura/femmina e la celebrazione dell’immagine femminile dei preraffaelliti racchiude proprio la propensione al ritorno verso una sacralità perduta. Le nuove scoperte scientifiche e i nuovi assetti politici minano le certezze, condannando a un senso di smarrimento e perdizione che porta a guardare ad un passato mitico e sognante che ispira alcuni dei maggiori capolavori dell’arte europea.

Gli uomini e le donne della confraternita sperimentarono nuove convinzioni, nuovi stili di vita e di relazioni personali, radicali quanto la loro arte e incentrate sui principi estetici e concettuali di amore, desiderio, natura e la sua fedele riproduzione, ispirandosi al simbolismo, le storie medievali, la poesia, il mito, la bellezza in tutte le sue forme. La narrazione preraffaellita veicola messaggi potenti legati alla sacralità femminile e, non a caso, al centro ci sono sempre la donna, la natura e le storie del Roman de la rose e del ciclo arturiano che racconta, attraverso i secoli, il messaggio esoterico del femminino sacro.

Nella mostra, tra le 80 meraviglie londinesi, a celebrare la meticolosa ricerca naturalistica che caratterizza lo stile preraffaellita, sono esposti il celebre e magnifico Ofelia, di John Everett Millais, dove la protagonista shakespeariana è circondata da fiori simbolici; la misteriosa Lady of Shalott di John William Waterhouse, ispirata a una leggenda della storia del re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, e Monna Vanna, di Dante Gabriele Rossetti. La modella è Alexa Wilding, musa di Rossetti e da lui adorata. Il nome è tratto dalla Vita Nova di Dante Alighieri e Vanna era la donna di Guido Cavalcanti, il grande poeta amico di DanteNel sonetto Io mi senti’ svegliar dentro a lo core, la donna diventa la personificazione della primavera a cui alludono i fiori del dipinto. Motivi floreali decorano anche l’abito gonfio e spumoso indossato da monna Vanna (le cui maniche ampie richiamano il ritratto di Giovanna d’Aragona realizzato da Raffaello e conservato al Louvre), che è raffigurata con uno sguardo limpido, diretto e deciso. La sua Luce, la sua bellezza, la potente sensualità e la sua fierezza la rendono personificazione del Femminino Sacro.

Nulla in queste opere è lasciato al caso, eppure tutto è naturale. La donna ideale per i preraffaelliti ha una bellezza magnetica e inquieta dove gli opposti si uniscono in una danza di simboli. Nella mano sinistra, Monna Vanna tiene un particolarissimo ventaglio fatto di penne striate. I ventagli erano simboli di vita e di fecondità, rappresentavano “l’ombra” che, come l’anima e il cuore, costituisce una delle parti dell’essere umano. Nell’iconografia reale e in Egitto spesso viene rappresentato il ventaglio cerimoniale destinato ad offrire protezione all’autorità reale e, in modo simbolico, offre ad essa “il soffio della vita”. La donna del dipinto lo regge mentre attorciglia con le sue lunghe dita una lunga collana di corallo rosso, colore simbolo della sacralità femminile per eccellenza. Tra i capelli ha una spirale che sin dall’antichità rimanda alla ciclicità della vita.

Rossetti amava questa donna che ha ritratto innumerevoli volte, come in Venere Verticordia, Colei che cambia i cuori (Verti-cordia). Il loro era un amore fuori dagli schemi che non sfocciò in una relzione classica ed era sublimato nell’arte. La venerazione che Rossetti aveva per lei è raccontata in ogni tratto di tutte le tele in cui l’ha dipinta e dopo la sua morte lei portò una ghirlanda di fiori sulla sua tomba per molti anni. Rossetti ha fatto l’amore con lei con ogni più piccola traccia di colore con cui l’ha raffigurata.  Non è un caso che lui fosse anche un poeta.

Quando Rossetti, Millais, Hunt e gli altri hanno creato la confraternita avevano vent’anni e volevano rivoluzionare tutto. Volevano rinnovare la pittura inglese. Volevano liberarla dal conformismo imposto dalla Royal Academy of Arts, riportandola alla perfezione estetica della pittura italiana anteriore a Raffaello, prima quindi che lo “stile raffaellita” del Rinascimento allontanasse la pittura dalla Madre Natura. L’arte diventa un tentativo di recuperare le forme più pure ed arcaiche del mondo della Natura, dell’Arte e della Vita stessa, avvolte in un’atmosfera sentimentale e nostalgica

Decisero di chiamarsi Confraternita dei Preraffaelliti, senza sapere che quel nome, con le cui iniziali siglarono le loro opere (PRB da Pre- Raphaelite Brotherhood), gli avrebbe procurato molti nemici perché, in tempi di grandi cambiamenti socio-politici, sembrava alludere ad una società segreta, collegata alla rivoluzione e ai movimenti operai. La diffidenza terminò nel 1851 grazie alle recensioni di John Ruskin con cui le tele della Confraternita cominciarono a diventare famose per la bellezza armonica della loro realizzazione, più che per i misteri che potevano celare.

Il tratto, i colori e gli elementi fortemente allegorici esaltando armonia e bellezza, trasformando queste opere nel simbolo dell’arte lirica, basata sull’idealizzazione, l’introspezione, il sogno e l’evasione della realtà, tema caro alla Confraternita e leitmotiv della mostra.

Queste opere si caratterizzano per la compenetrazione tra elementi medioevali e classici, spesso esaltando la bellezza femminile della femme fatale, e per l’uso costante di elementi simbolici per esprimere valori e idee sui temi religiosi, storici e della letteratura inglese. I Preraffaelliti si distinsero nella pittura vittoriana per i colori forti e luminosi del classicismo italiano e fiammingo, il chiaroscuro, la carica morale e la tensione psicologica realizzata attraverso la rappresentazione di numerosi elementi simbolici, e furono oggetto di dure critiche per aver sovvertito i più sacri principi dell’arte accademica con composizioni poco convenzionali che distorcevano anatomia e prospettiva.

Tuttavia nel 1953 la Royal Academy of Arts accolse finamente Millais come membro effettivo ed espose anche le opere di Leighton.

Quando avevano vent’anni volevano rivoluzionare tutto e celebrare per i secoli a venire la sacralità femminile.

Ci sono riusciti.

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