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La Dea Selene e il simbolismo delle tre notti di Luna nera

Si narra che la Dea lunare Selene sia protagonista di una struggente storia d’amore con un bellissimo pastore e che questo spiegherebbe perché, a ogni ciclo lunare, la Luna scompaia per 3 notti.

Ogni sera Selene, sorgendo, incontra suo fratello Helios (il Sole) dopo che lui ha attraversato il cielo e adagiato il suo aureo carro infuocato sull’Oceano per cederle il posto nella volta celeste. In quell’istante lei inizia ad attraversare il cielo stellato col suo carro trainato da due cavalli d’argento.
Il compito di Selene, di Helios e della sorella Eos (Aurora, che precede la luce solare al mattino), è quello di dare luce all’umanità ad ogni ora del giorno e della notte.

Ma una notte, mentre Selene brillava bianca e algida proiettando la sua luce argentea sulla valle di Olimpia, successe qualcosa che cambiò per sempre la cadenza cosmica del loro pellegrinare celeste. La Dea scorse nel bosco, addormentato in una grotta, un giovane bellissimo che la accese di desiderio: il pastore Endimione (che significa “colui che dimora dentro”).
Affascinata dalla sua bellezza, Selene se ne innamorò perdutamente ed entrò nella grotta dove lui era solito rifugiarsi per la notte. Anche Endimione fu subito catturato dallo splendore della Dea che, vestita d’argento, gli apparve in tutta la sua luminosa bellezza. Ma tra i due c’era una differenza che rendeva impossibile questo amore: Endimione era un semplice umano, mentre Selene, Dea immortale, ha un compito supremo: il completamento del ciclo della Luce.

Dopo il loro fugace abbraccio d’amore, lei dovette continuare il suo viaggio, perché ogni notte ha a disposizione poche ore per portare il carro a destinazione, verso Ponente, dove si tuffa ad ogni alba nelle fredde acque di Oceano.

Questo distacco le procurò un grande dolore. Selene ne fu affranta perché desiderava rivedere il bellissimo pastore. Desiderò vederlo per l’eternità e il pensiero che fosse mortale le creò un dolore indicibile. Non sopportò l’idea che potesse un giorno morire perché senza di lui le sembrò impossibile vivere serena e chiese pietà a Zeus. Questi accolse il suo desiderio e stabilì che Endimione potesse stare per sempre lì per lei, addormentato in un sonno eterno in cui continua a sognarla.

Endimione divenne quindi l’oggetto di un amore eterno e divino, un amore lucente e impossibile inghiottito in un universo onirico che li stregò a causa di un incontro di una sola notte.

E così, mentre lui giace addormentato, lei percorre il cielo stellato sul suo cocchio d’argento, accompagnata da nove sacerdotesse. Ma questo avviene solo per venticinque dei ventotto giorni del percorso lunare. Negli altri tre, Selene scompare misteriosamente alla vista del mondo perché si reca da lui, nella grotta, dove lo sfiora, l’osserva e lo bacia.

Sono le tre notti di Luna nera che ci insegnano che, anche se non si vede, la luce c’è. La luce è nascosta da qualche parte, a illuminare e nutrire una bellezza più grande come solo l’amore può essere. In quelle tre notti infatti il cielo è buio perché la Dea d’argento è col suo amato.

Come oggi.

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